“Open Data”: il futuro è “trasparente”

Navigare in un “mare” di dati oggi è possibile. La bussola si chiama “Open data” e permette ai cittadini di entrare nei meandri della Pubblica Amministrazione.

Se n’è parlato stamattina, 6 febbraio, al Liceo Vico, nel seminario “OpenDataCity – Trasparenza, partecipazione e innovazione”, organizzato in collaborazione con il Comune di Laterza e la Provincia di Taranto, nell’ambito della settimana per l’Amministrazione Aperta e all’interno del percorso di alternanza scuola – lavoro.

Hanno partecipato la dott.ssa Francesca Basta, segretario comunale di Laterza, la dott.ssa Lucia D’Arcangelo, segretario generale della Provincia di Taranto, il dott. Vincenzo Patruno di Open Puglia Istat, il dott. Angelo Romano, giornalista di Valigia Blu, il sindaco di Laterza, Gianfranco Lopane, e il consigliere provinciale, Sebastiano Stano. Ad organizzare il dott. Giampiero De Meo e la prof.ssa Angela D’Ambrosio, sotto la supervisione della dirigente Iole De Marco.

TRASPARENZA: DALLA LEGGE 241/90 ALLA LEGGE MADIA

Il cammino verso la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, ricostruito dalla dott.ssa Basta, comincia con la legge 241/90 e arriva fino al cosiddetto FOIA del 2016, passando per il decreto 33/2013 e la legge Madia 125/2015. In questi ultimi anni, la prospettiva di accesso agli atti è stata ribaltata: prima era possibile, solo a patto che si dimostrasse di essere titolare di interessi. Oggi, tutto è trasparente e non è più necessario essere titolare di interesse per accedere ai dati.

L’amministrazione trasparente è quella che garantisce l’accessibiità totale dei suoi dati, a garanzia dei diritti dei cittadini e come misura di prevenzione contro la corruzione. Obiettivi fondamentali, impensabili, però senza quella rivoluzione tecnologica che ha portato dal cartaceo al digitale.

LA PRIVACY: TRA DATI SENSIBILI E DATI PERSONALI

Sull’altro fronte, però, c’è la tutela della privacy. Il bilanciamento di interessi non è sempre facile: da una parte c’è, infatti, il diritto alla trasparenza, dal’altro la tutela della privacy.

Le regole ci sono, come ha spiegato la dott.ssa D’Arcangelo: ad esempio, non si possono pubblicare dati sensibili (relativi all’orientamento religioso, politico, sindacale, sessuale, dati giudiziari o di salute), ma anche su quelli personale esistono delle restrizioni, vanno pubblicati solo se necessari o previsti, e comunque non oltre i limiti di tempo previsti dalla legge (6 mesi, ad esempio per l’Albo pretorio).

Dal 28 maggio 2018 entra in vigore in Italia il nuovo Regolamento europeo che inciderà anche sugli aspetti di vita quotidiana: tra le novità, l’obbligo al consenso informato e il riconoscimento del diritto all’oblio.

IL LUNGO “VIAGGIO” DEI DATI

L’immagine è quella di Ulisse in viaggio verso Itaca. Un percorso tortuoso e lungo, inficiato da due problemi: le imbarcazioni all’epoca erano difficilmente manovrabili e poi si navigava a vista, cioè sulla base di ciò che si poteva vedere.

La riflessione del dott. Patruno comincia con l’eroe greco. E approda sulle coste più appetibili degli “open data”, i dati pubblici che si possono intercettare e rendere fruibili per garantire conoscenza e servizi ai cittadini. Come in un “imbuto”, nella fase di “ingestion”, si raccolgono dati provenienti da diverse fonti, che poi vengono elaborati per essere trasformati in dati sintetici, fruibili da tutti.

Nello specifico delle P.A., esiste un Piano nazionale per la digitalizzazione, con l’obiettivo di creare infrastrutture dati del Paese su cui possano basarsi tutte le amministrazioni, in una logica di sistema, per generare servizi che ora sono suddivisi. Sono già realtà, in tal senso, l’identità digitale (Spid), l’Anagrafe nazionale della popolazione (Anpr), il portale dei pagamenti della pubblica ammintrazione (Pago PA).

A breve e lungo termine gli obiettivi da raggiungere sono l’ottimizzazione dei processi e il risparmio di spesa, ma anche la disintermediazione e il rapporto diretto tra cittadino e amministrazione.

Ma per questo servono le competenze digitali. E la conoscenza: “Scientia potentia est” – ha detto Patruno, citando Bacone: “La conoscenza determina quello che saprò fare domani, il dato è conoscenza”.

Sono dati di conoscenza anche quelli del cosiddetto data journalism. Lo ha testimoniato Angelo Romano, antropologo e giornalista per Valigia Blu, giornale on-line, che si occupa di dati nel “fact-checking”, la verifica delle informazioni da fonti dirette per smascherare le notizie-bufala e per costruire un racconto giornalistico più veritiero. Un viaggio, anche questo, tra social, siti ufficiali, account twitter che permettono di relazionarsi direttamente con i dati, senza falsificazioni.

DAL DIRE AL FARE: LA POLITICA

“I dati aperti, – ha detto De Meo – oltre che un obbligo di legge, devono essere uno strumento in mano ai cittadini”. O per i cittadini, come deve avvenire nell’ambito politico.

Al Comune di Laterza, la strada per la digitalizzazione e la trasparenza è stata aperta: “Nei miei sette anni di incarico come sindaco – ha detto Lopane – ho affrontato tante “rivoluzioni”, che hanno reso più digitale il Comune”: dalla pubblicazione delle determine sul sito istituzionale, alla creazione degli Sportelli Unici per l’edilizia (SUE) e le attività produttive (Suap), dall’introduzione del badge elettronico per il pagamento del servizio mensa alle banche dati collegate. “La digitalizzazione non può essere immediata, – ha affermato – ma è un fenomeno inesorabile”.

“L’informatizzazione permette la partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica” – ha ribadito Stano, sottolineando il valore della politica come passione e non come ricerca dell’interesse privato.

E LA SCUOLA?

Lo diceva Bacone, lo hanno ribadito e sottolineato i relatori: al centro di ogni rivoluzione, open data compresa, c’è la conoscenza. E la scuola si ritaglia così la fetta più grande della torta: è dai banchi di scuola, infatti, che si educa alla cittadinanza attiva e al pensiero critico.

Come insegnano i progetti di open coesione in atto con l’alternanza scuola – lavoro. “L’alternanza è una grossa opportunità per i nostri alunni, perchè li educa ad affrontare il mondo del lavoro e ad usare le tecnologie. La strada da percorrere è tanta, e passa attraverso l’innovazione didattica”.

Il viaggio, insomma, è lungo. Ma stavolta non si naviga “a vista”.

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