Pasolini: un intellettuale da riscoprire

La morte di Pasolini e la storia italiana degli Anni Settanta. Un intreccio complesso che nasconde ancora molti lati oscuri.

Ha cercato di farvi luce Peppe Notarangelo, ospite del Vico, sabato mattina, in un incontro tematico rivolto alle quinte e alle quarte, organizzato dal Dipartimento di Lettere, “allo scopo di approfondire gli autori del Novecento” – come ha spiegato la prof.ssa Maria Elena Carrera.

Figlio di Mimì Notarangelo, giornalista, antropologo e fotoreporter materano scomparso nel 2016, Peppe ha seguito in Italia e all’estero la mostra fotografica con gli scatti che suo padre realizzò sul set del film di Pasolini “Il Vangelo seocndo Matteo”, girato nei Sassi di Matera,ma anche nelle gravine di Ginosa e Massafra. Proprio attraverso il bianco e nero delle foto di Notarangelo e i suoi primi piani dei contadini lucani, Pasolini s’innamorò della civiltà contadina e di quei luoghi ancora genuini e incontaminati dove decise di ambientare il suo “Vangelo” (“L’opera più bella sui Vangeli – ha commentato Notarangelo – l’ha fatta un comunista”).

Un altro film, uscito nel 2016, narra oggi perchè Pasolini fu selvaggiamente ucciso in quella notte del 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia. Si chiama “La macchinazione”, del regista David Grieco, con Massimo Ranieri nei panni di Pasolini.

Lo scopo, come ha spiegato Notarangelo agli studenti, prima della visione, è: “Ricostruire la verità, proponendo spunti di riflessione sulla storia di quegli anni, perchè ci sono molte inesattezze sulla vita e sulla morte di Pasolini, la sua omosessualità è sempre stata un pretesto per poter dimenticare il suo omicidio”. Ci sarebbero, secondo la ricostruzione di Grieco, verità “nascoste” che tirano in ballo non solo le vicende degli ultimi mesi di vita dell’intellettuale, impegnato nella stesura dell’opera “Petrolio” e nelle riprese del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, ma la storia italiana degli Anni Settanta.

Ad uccidere Pier Paolo Pasolini, quindi, non sarebbe stato un uomo, ma un progetto ben preciso: una “macchinazione”, ordita da un “sistema” occulto di potere.

Di qui, la necessità di conoscere i fatti e interessarsi ad un grande intellettuale del XX secolo, da sempre apprezzato all’estero per la sua lucidità di pensiero e lo sguardo critico sulla società dei consumi. Per entrare meglio nell’universo pasoliniano, le alunne della V F hanno presentato alcune poesie e i momenti salienti della sua vita, mentre Andrea Lamola di IVD, chitarra, e Luigia Ribecco di IIIF, voce, hanno proposto due bellissime canzoni dedicate a Pasolini: “Una storia sbagliata” di Fabrizio De Andrè e “A Pa’” di Francesco De Gregori. Nel mezzo dell’Aula, poi, un ritratto di Mimì Notarangelo, realizzato da Giuseppe Matera di VB.

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