DISCORSO DEL DIRIGENTE SCOLASTICO

PROF.SSA VITA MARIA SURICO

50° ANNIVERSARIO

Sembrava un progetto velleitario, una sfida impossibile ed invece siamo qui a festeggiare una  realtà viva  e palpitante.

744 alunni frequentanti in continua crescita, nonostante il calo demografico in atto, 35 classi, 70 docenti, 20 unità di personale  A.T.A.

Un’azienda di medie dimensioni, insomma, e non solo un’agenzia formativa ed informativa al passo con i tempi e con le correnti e mutevoli domande.

50 anni fa  in un semplice e modesto appartamento per civile abitazione, situato sopra un bar dotato di un vecchio Juke box, reiteratamente acceso da scavezzacolli per disturbare le lezioni, cominciava a prendere corpo un sogno, nato da una più che legittima aspirazione di qualche esponente di una classe dirigente, che non volle rimanere esclusa da una, forse caotica, distribuzione a pioggia di nuove Istituzioni scolastiche sul territorio.

Correva il 1969, anno in cui si stavano concretando e maturando le pulsioni e le istanze del mitico ed epico ’68 portate sul proscenio della storia da avanguardie studentesche che reclamavano più cultura, ritenendola un presupposto ineliminabile per garantire mobilità sociale a milioni di giovani e non più destini predefiniti per censo e per nascita e rigidamente canalizzati dal sistema scolastico gentiliano allora ancora imperante.

Poi ci fu la lenta e non semplice e scontata crescita, alimentata anche da generose e robuste iniezioni di pagamenti di tasse scolastiche , garantiti dalla locale classe dirigente per assicurare iscrizioni e consentire la formazione delle classi.

Con la crescita fu inevitabile il trasferimento della sede scolastica nell’edificio delle scuole elementari “A. Diaz”, che garantì condizioni migliori per le attività didattiche, ma scontentò però gli scavezzacolli utenti del Juke box del bar “Margherita” ed accelerò l’accantonamento in Laterza di questo meraviglioso strumento di diffusione di una nuova musica senza confini, che si stava affermando nel mondo che cambiava tumultuosamente.

La successiva e continua crescita, assicurata e prodotta anche dal proficuo lavoro di presidi, docenti e non docenti, che negli anni hanno profuso un patrimonio inestimabile, fatto di passione e di energie psico-fisiche, nella loro oscura attività educativa e che oggi ci onorano della gradita presenza, spinse l’Amministrazione Provinciale di Taranto a progettare e finanziare la costruzione dell’attuale sede scolastica, che per molti anni è stato l’unico plesso scolastico costruito dalla provincia nei comuni di Ginosa , Castellaneta, e Palagiano.

Ed anche su questa “unicità” mi sia consentita una breve digressione, per tentare di spiegare questa positiva anomalia.

La piccola città di Laterza in quegli anni riusciva sistematicamente ad eleggere in ogni consultazione elettorale provinciale diversi suoi rappresentanti, che ovviamente poi entravano in competizione tra di loro in Consiglio  e in Giunta Provinciale, producendo risultati a tutto vantaggio della loro città di provenienza.

Non era, però, scontato che si arrivasse ai risultati ed ai numeri odierni già citati.

La scelta di posizionare un Liceo Scientifico in una zona di frontiera, al crocevia di tre province di due regioni, nelle quali erano già presenti Istituzioni Scolastiche che offrivano la stessa offerta formativa, si configurava come un azzardo, una sfida.

Matera, infatti,capoluogo di provincia della vicina Basilicata dista appena 22 km. da Laterza, così come la confinante Gioia del Colle della provincia di Bari soltanto 27 km., mentre la Provincia di Taranto stava contemporaneamente posizionando altri due Licei Scientifici a Mottola a 28 km. e a Massafra e 38 km. di distanza.

Senza contare che il nascente Liceo Scientifico di Laterza poteva essere anche “schiacciato” dalla concorrenza dell’altra offerta formativa del Liceo Classico, esistente già a Ginosa a 7km di distanza, a Castellaneta a 15 km di distanza, a Matera a 22 km ed a Gioia del Colle a 27km di distanza.

Poteva risultare, quindi, una scelta almeno opinabile, se non proprio azzardata o sbagliata del tutto, ma il grafico del suo sviluppo in 50 anni dimostra inconfutabilmente che la sfida impossibile è stata vinta in maniera netta e visibile.

Il nostro liceo ha infatti 744 alunni in 35 classi,mentre quello di Matera ne conta 740, quello di Gioia del Colle 700 in 33 classi complessive, tra corsi sia ad indirizzo scientifico, che classico, e quello di Mottola 495 in 23 classi e se Massafra ne conta 800, va precisato in corsi sia ad indirizzo classico che scientifico.

Al di la del dato puramente quantitativo, però, quello che merita di essere evidenziato è il risultato qualitativo conseguito.

Per una Comunità cittadina avere una Scuola superiore nel proprio territorio non comporta soltanto un consistente apporto allo sviluppo del proprio sistema

economico ed un appagamento delle proprie aspirazioni di crescita complessiva, anche in rapporto a quelle delle comunità vicine.

Avere una Scuola nella propria città significa anche avere la possibilità di fruire di un poderoso strumento di crescita culturale e sociale dell’intera comunità-

La Scuola, infatti, è AGORA’, luogo di incontro e di scambio di stimoli culturali, spazio di relazioni tra portatori di esperienze sociali e culturali diverse.

La Scuola è luogo di crescita per eccellenza della comunità cittadina che la ospita, per gli alunni, per le loro famiglie, per  il variegato arcipelago dell’associazionismo e per tutti gli altri soggetti che con essa interagiscono.

Ma la Scuola è anche palestra e fucina, dove si producono e forgiano professionalità e dove il costante confronto critico consente di migliorare lo studio e la preparazione alla  vita.

A Laterza il nostro liceo è stato palestra e fucina per la formazione di personalità socialmente e culturalmente rilevanti, a partire dai suoi numerosi docenti che hanno insegnato e insegnano nella Scuola nella quale sono stati formati.

Nel nostro Liceo sono stati formati tanti professionisti affermati e diventati classe dirigente in diversi campi di attività.

Ma i 50 anni di fervida e proficua attività didattica non sono per noi un traguardo, ma una semplice, sia pur prestigiosa tappa.

Le nuove sfide che si presentano davanti a noi non ci consentono pause.

E’ profondamente cambiato rispetto al passato anche prossimo il rapporto con le famiglie, che va ripensato, riprogettato e contuestalizzato nell’epoca in cui viviamo.

Oggi la Scuola è oggetto di interventi legislativi di riforma del sistema, caratterizzati da una loro periodicità forse eccessivamente ravvicinata, mentre, d’altro canto, latita la volontà di intervenire su una necessaria riforma, per esempio, degli organi collegiali scolastici, che assicuri forme di una più reale ed efficace partecipazione alla gestione delle Istituzioni Scolastiche degli alunni, dei loro genitori e dei vari soggetti istituzionali, sociali e culturali operanti nel territorio di riferimento.

Si sta parlando, insomma di un’impalcatura istituzionale risalente al 1974 e cioè a 45 anni fa, che all’epoca aveva una sua legittimazione in quel contesto storico, anche a coronamento di diversi interventi legislativi prodotti dal 1969 in poi, frutto della contestazione studentesca del 1968, dalla riforma degli esami di maturità, all’accesso di tutti i diplomati quinquennali a tutte le facoltà universitarie.

La scuola oggi deve porsi al centro della scena, deve diventare centro propulsore di iniziative per assicurare la crescita del territorio in cui opera,deve essere capace di individuare le altre agenzie formative ed informative, con le quali interagire, per fornire insieme valide ed efficaci risposte alla complessa domanda delle giovani generazioni, che ricercano nuove chiavi di lettura e di orientamento in una società sempre più complessa ed in rapida e tumultuosa modificazione.

La Scuola oggi deve essere in grado di educare a vivere nella complessità, paradigma del post-moderno.

Deve essere in grado di superare la frammentazione delle conoscenze settoriali e disciplinari.

Deve essere in grado di riporre in soffitta vecchi stereotipi in base al quale solo la cultura umanistica è cultura.

Stereotipi che hanno portato l’Italia in coda rispetto agli altri Paesi dell’OCSE per i risultati in scienze e matematica, condannando il nostro paese alla perdita di competitività nello scacchiere internazionale.

Ed in questa in questa sfida la nostra Scuola di cui oggi festeggiamo 50 anni di anni di vita non parte da zero. Basta sfogliare gli elenchi dei diplomati anno per anno e controllare quante eccellenze sono state preparate e prodotte, attualmente in attività in postazioni di prestigio in ogni parte del mondo.

Occorre, comunque, intensificare gli sforzi affinché le passate eccellenze diventino oggi la normalità, in una fase della storia caratterizzata da difficoltà e sfide difficili da sostenere.

Gli strumenti per operare in tal senso li conosciamo.

Porsi al centro di una strategia di educazione collettiva non deve  significare, però, rinchiudersi in una torre d’avorio e pretendere di vivere ed operare in uno splendido isolamento.

Porsi al centro della scena deve significare sempre di più aumentare la propria capacità di ascolto di tutto ciò che fermenta, cresce e si manifesta nel territorio ed

essere in grado di cogliere segnali, anche i più flebili ed incerti, di istanze ancora inedite, per costruire con tutte le realtà del territorio un sistema formativo aperto integrato, policentrico, capace di investire sui giovani.

Gestire una società complessa, sempre in perenne cambiamento, non è facile.

  1. Richiede, per esempio, una continua e non facile capacità di mutare il nostro stesso modo di essere, di operare, di educare, di informare, di formare;
  2. Postula la necessità di affermare il valore di una formazione che, pur partendo dalla Scuola, sia in grado di andare ben al di la di essa coinvolgendo l’intero spazio urbano e l’intero spazio di vita.
  3. Comporta una nostra maggiore consapevolezza che la scuola non può essere concepita e vissuta come un tempio, fatto di aule, banchi, sedie, cattedre e lavagne di ardesia, nel quale trionfano ancora modalità trasmissive del sapere quasi sempre autoreferenziali. Oggi i destinatari del lavoro scolastico sono giovani cresciuti in una società interattiva, che apprendono fuori della scuola gran parte del loro sapere e portano con se il proprio essere umano, psicologico ,culturale, che si forma in maniere diverse con l’azione di stimoli eterogenei.

Per conseguire il risultato di costruire un sistema formativo aperto,integrato e policentrico la Scuola deve interagire con il territorio, inteso non soltanto come spazio e sede di sviluppo di un sistema economico e produttivo, ma anche in tutte le articolazioni che insistono ed operano su di esso.

Deve,cioè, incrementare la sua capacità di lettura di tutte le realtà che vivono ed agiscono su di esso, dal policromo e polifonico arcipelago delle associazioni a quello delle istituzioni locali e territoriali, dal mondo dell’impresa a quello sindacale e delle organizzazioni professionali.

E’ una sfida continua quella che ci attende, raccogliamola e vinciamola con impegno e passione, così come impegno e passione sono state raccolte e vinte tante altre sfide da coloro che ci hanno preceduto in questi 5 decenni.

Grazie a voi tutti, per la vostra presenza ed attenzione, in questa, per noi, per l’intera comunità cittadina, meravigliosa e storica giornata.